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Nel mio caso mai affermazione fu più azzeccata: ‘’Amaranto si nasce’’ nel vero senso del termine! Nata nel 1986 come la ‘’nuova’’ Reggina, ho un motivo di orgoglio in più nell’essere amaranto. Ripercorrere gli ultimi 24 anni di storia non è cosa semplice, un insieme di gioie e dolori che, calcisticamente parlando, hanno segnato momenti molto importanti per tutti noi. Solo chi ha sempre seguito le sorti della nostra compagine può capire di cosa parlo: non parlo di chi ha più squadre nel cuore e durante certe partite non sa nemmeno per chi fare il tifo, né di chi si ricorda di essere amaranto solo quando c’è da salire sul carro dei vincitori. Ricordiamoci, che tutto quello che abbiamo vissuto in questi 9 anni di serie A, è figlio di periodi passati nella penombra. Perciò, se ci pensiamo bene tutti, sappiamo che i veri nati amaranto sono coloro che nel 1989 hanno pianto lacrime amare perché credevano al sogno (che allora era veramente un sogno) chiamato serie A, coloro che si ricordano con affetto di Alfredo Aglietti che nel 1995 ci consegnò una nuova possibilità di rinascita guidandoci nuovamente verso la promozione in B, e che sanno cosa si prova a festeggiare una promozione del genere perché hanno riempito le strade della città. Insomma, parlo di chi c’è sempre stato perché credo che amaranto si possa solo nascere non lo si possa diventare, ma soprattutto credo che non basti aver vissuto gli anni della serie A per definirsi tali. L’essere amaranto è qualcosa di imprescindibile, qualcosa che è presente indipendentemente dalla categoria perché solo chi è amaranto sempre ma soprattutto DA SEMPRE, può capire cosa rappresenta questa squadra per questa città. Solo chi ha visto nascere e crescere questo progetto ormai ventennale, fatto di una società con solide basi, di un centro sportivo che ospita una miriade di giovani che saranno il nostro futuro, di gente che lavora con serietà ma che soprattutto crede in quello che fa, può capire che bene prezioso è tutto l’ambiente amaranto per la gente, ma solo per quella gente che ci tiene davvero. Ripartiamo da tutto questo, soprattutto da questi ricordi, per ricostruire quel qualcosa che si è rotto, per far rinascere quella passione che è dentro la maggior parte di noi. La favola non è ancora finita anche perché, le favole, non possono finire se non con un ‘’…e vissero tutti felici e contenti…’’. E’ proprio questo il bello di vivere, da dentro, una storia: ognuno di noi può scrivere una parte importante di essa, compresi noi tifosi.
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