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Conosciamo...Antonio Aloisi |
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lunedì, 11 agosto 2008 |
Conosciamo meglio Antonio Aloisi, ex difensore centrale della Reggina nella stagione ’97-’98 ed oggi allenatore degli Allievi nazionali. A lui abbiamo chiesto:
E’ la prima esperienza come allenatore?
Sì, come allenatore è la mia prima esperienza; sono stato calciatore della Reggina nell’anno ‘97-’98.
Come mai la Reggina Calcio?
Mah, mi è stata proposta una situazione che ho ritenuto molto interessante perché avendoci giocato da calciatore so benissimo che tipo di mentalità ha questa società: è molto seria,dove si fanno le cose con metodo, con giudizio e quindi non ho avuto nessun problema ad accettare questa nuova esperienza.
E’ già stato a Reggio Calabria nel 1997…piacevole ritornare in questa città? Le piace?
Sì sono stato molto bene. E’ stato un anno molto intenso, ho dei ricordi molto belli, conosco già la città ed ho visto che è stata ulteriormente migliorata; è una bellissima città.
Settore giovanile...Punto di partenza o le interessa di più lavorare con i giovani?
Lavorare con i giovani è molto interessante, ci si arricchisce molto. Questa mia prima esperienza mi porta ad allenare gli Allievi nazionali, lo faccio con molto entusiasmo. E’ chiaro che tutti siamo ambiziosi e tutti vorremmo crescere, diventare più bravi ed andare ad allenare in categorie superiori però in questo momento per me lavorare con i ragazzi deve essere un momento di crescita personale, devo fare bene, so che ho un compito molto difficile, con grandi responsabilità, ma sono qui per prenderle senza nessun problema.
Da calciatore giocava come difensore centrale:come allenatore ha una visione difensivista o improntata di più sullo spettacolo?
A me piace vedere la squadra che gioca bene. Giocare bene al calcio significa essere in possesso di tutti i requisiti tecnico-tattici. Non sono un difensivista, sono uno che ha fatto nella sua carriera il difensore centrale ma delle volte da difensore centrale si vede molto meglio il campo, l’impostazione del gioco.
E nella vita? Va subito al sodo o pensa più al contorno?
Sono un tipo molto deciso ma mi piace riflettere sulle situazioni che mi capitano davanti.
Le interessa il giudizio delle altre persone nelle scelte che fa? Sia in quelle tecniche che nella vita.
Assolutamente no. Ripeto sono un tipo estremamente riflessivo, prima di giungere ad una decisione ci penso e ci ripenso molte volte.E’ chiaro poi che se ho davanti un collega più bravo è chiaro che cerco di attingere notizie positive che mi possano servire in futuro. Sono ben disposto al dialogo però alla fine sono una persona che decide con la propria testa.
Ha giocato con Simone Giacchetta nella sua unica stagione a Reggio.Può descriverlo come giocatore e come responsabile del settore giovanile.
...
Come giocatore, ricordo, giocavamo spesso fianco a fianco; era un
giocatore bravo, fisico, che sapeva anche abbinare una buona tecnica.
Come Responsabile del Settore Giovanile l’ho trovato molto cambiato,
com’è giusto che sia: adesso è molto meticoloso, pignolo, perché ha una
grandissima responsabilità.
Un aneddoto della stagione passata in riva allo stretto.
La
stagione iniziata per me in maniera travagliata ma con il lavoro e la
dedizione sono riuscito a togliermi delle soddisfazioni.
Sappiamo quanto sia delicato lavorare con i ragazzi. Qual’è il giusto rapporto da tenere all’interno dello spogliatoio?
Bisogna
essere degli educatori, degli istruttori, perché i ragazzi che sto
allenando stanno attraversando un’età molto particolare, dove stanno
maturando come uomini e come atleti;credo che ci sia bisogno di un
grande equilibrio sotto tutti i punti di vista e cercare di mettere a
disposizione dei ragazzi quelle che sono state le mie esperienze sia in
campo che fuori.
Preferisce avere con i ragazzi un dialogo amichevole o essere autoritario?
Credo
che nello spogliatoio ci debba essere un leader, e questo leader
secondo me è rappresentato dall’allenatore. E’ chiaro che il mister
deve avere la situazione sotto controllo, però mi piace nelle sedute di
allenamento coinvolgere i ragazzi perché è giusto anche sentire cosa ne
pensano loro. Il tutto per portare a compimento un lavoro che completa
sotto tutti i punti di vista.
E’ in sintonia con la normativa
voluta dalla Lega Pro sulla valorizzazione dei vivai con la conseguente
diminuzione del numero di over 21 ?
Sostanzialmente sì. Dobbiamo
dar modo ai nostri ragazzi di poter crescere e di poter fare esperienze
importanti. Se chiudiamo la strada con troppi acquisti over 21 è chiaro
che trovano meno spazio. Però è molto importante lavorare bene con il
settore giovanile a partire dalle categorie più basse.
Quali sono i valori da trasmettere ai giovani?
Serietà,rispetto
delle regole, rispetto del compagno, rispetto della fatica che fa il
compagno all’interno di un gruppo. Sono i valori morali che poi i
ragazzi si troveranno nella vita di tutti i giorni quando diventeranno
grandi, a prescindere se diventeranno atleti o meno; credo che le
regole basilari di vita siano queste.
Sono gli stessi valori che è riuscito a trasmetterle il suo allenatore quando era agli inizi?
Sì la linea guida è stata sempre questa. Prima lavorare sulla persona e poi sull’atleta professionista.
Cosa si sente di dire a tutti coloro che sognano di fare l’allenatore.
E’
un mestiere molto difficile che ti tiene impegnato per molto tempo
durante la giornata. Bisogna avere una grandissima passione, bisogna
avere un grandissimo equilibrio e soprattutto voglia di fare e voglia
di imparare.
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