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I nostri "Piccoli missionari" |
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lunedì 06 novembre 2006 |

che dedicano un po’ della loro vita ai giovani della Foresteria del S.
Agata. “Cerchiamo di fare tutto il possibile per loro, ma il tempo a
nostra disposizione è limitato. Veniamo al S. Agata 2-3 volte a
settimana – dice Romeo -, compatibilmente con gli impegni nei nostri
rispettivi istituti”. I ragazzi della Foresteria sono iscritti in maggioranza agli istituti tecnici e solo qualcuno al liceo, ma il tempo da dedicare allo studio non è poi tanto. “L’impegno sportivo assorbe molte delle loro energie e del loro tempo – confessa il prof. Amato -. È difficile per loro apprendere un metodo di studio che permetta di sfruttare al massimo le loro capacità. Le loro carenze sono soprattutto linguistiche e proprio per questo la società sta cercando di allargare il corpo dei tutor con insegnanti di lingue straniere e materie letterarie”. Gli insegnanti di sostegno sono visti dai giovani amaranto come dei punti di riferimento. Loro che sono per gran parte dell’anno lontani da casa e famiglia, hanno bisogno di un aiuto che va al di là dell’istruzione. “La società tiene tanto alla loro istruzione – spiegano quasi in coro i due tutor –. Spesso i responsabili del settore giovanile si recano nei vari istituti per informarsi sul loro rendimento. In pratica fanno le veci dei genitori. A volte, però, i ragazzi vengono catechizzati dai loro insegnanti perché magari il loro rendimento non è massimo. Non comprendono i grandi sacrifici che compiono i ragazzi per lavorare sul campo e studiare”. Nell’ultimo anno, i ragazzi della foresteria sono stati praticamente sempre promossi, magari con qualche debito. Ma quando un ragazzo riesce a diplomarsi e a raggiungere la prima squadra è un successo per tutti. “Quello di Giosa è un esempio che deve servire da lezione per tutti. Il tempo per i libri è limitato – continuano Romeo e Amato-. Per raggiungere il diploma del liceo Vinci, lui ha dovuto fare i salti mortali. Questo è il sommerso che deve venir fuori perché se vogliamo applaudirli sui campi di serie A dobbiamo capire che devono allenarsi e dedicare tanto tempo allo sport li costringe a toglierne allo studio”. La loro è quasi una difesa d’ufficio. “Spesso, in occasione delle trasferte, sono costretti a perdrere gran parte della settimana di scuola e usano i giorni rimanenti per cercare di recuperare." Le regole stabilite per la vita in foresteria sono ferree e negli scorsi anni sono costati molto ad alcuni aspiranti calciatori. “Questi sono ragazzi affettuosissimi – conclude Romeo -, semplici, che hanno i problemi di tutti gli adolescenti. Solo che hanno fatto una scelta di vita. Bisogna capirli. In fondo sono dei ragazzi che sognano un pallone”.
Redazione Regginacalcio.com
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